Centro storico


 

 




STAZIONE FERROVIARIA
L'itinerario ha inizio dalla Stazione Ferroviaria (1884) a pochi passi dal centro storico che conserva intatta la saletta reale d’aspetto che accolse Umberto I e Margherita di Savoia in occasione dei loro soggiorni estivi nella Villa Reale, dal 1884 fino all’ultimo viaggio a Roma della salma del re, l’8 agosto 1900. La sala presenta decorazioni a stucco, boiseries e dipinti di gusto tardo-eclettico; sulla volta è un medaglione a tempera di Mosè Bianchi con Il genio dei Savoia (1883 - 84).
Per informazioni e visite guidate:
Associazione Amici dei Musei: 039 735087

SANTA MARIA IN STRADA

Dalla Stazione Ferroviaria ci si dirige verso il centro e, imboccando Corso Milano, si giunge in via Italia e girando a sinistra si raggiunge la chiesa di Santa Maria in Strada che sorge nel cuore del nucleo medioevale cittadino.
La chiesa, fondata nella prima metà del XIV secolo dai Terziari francescani, presenta un’elegante facciata con decorazioni in cotto, importante esempio di architettura gotica lombarda. Si tratta di una facciata a vento sopraelevata rispetto alla navata ed arricchita nella parte terminale da una loggetta gotica con una bella statua in marmo della Madonna con il Bambino (1420). L’interno della chiesa presenta oggi un aspetto completamente diverso da quello originario: nel corso del Seicento fu costruita una bassa volta a botte che sostituì l’originaria copertura a capriate, mentre risalgono al XVIII secolo le decorazioni di gusto barocchetto. Si conservano però alcune testimonianze di epoca più antica: un ambiente con volta a crociera posto alla base del campanile accoglie un ciclo frammentario di affreschi della fine del XIV secolo con un’Annunciazione e una grande Crocefissione di scuola lombarda. Recentemente riportato all'antico splendore è invece l'annesso chiostro quattrocentesco.

 

ARENGARIO
Percorsa la via Italia si raggiunge piazza Roma dove si trova l’antico palazzo comunale, detto Arengario (dal latino arengarius, derivato dal germanico hari-hring, luogo per assemblee). Il palazzo sorge in posizione pressoché contigua al Duomo, a significare anche visivamente la contrapposizione di poteri – religioso e civile – che anche a Monza contraddistinse il periodo comunale.Eretto verso la fine del XIII secolo, presenta a piano terra un ampio porticato e al primo piano una grande aula destinata alle adunanze ed assemblee che si apre con un balconcino a loggetta (la "parlera") dalla quale si leggevano i decreti emanati dal comune. Risale invece al XV secolo la torre campanaria a merlatura ghibellina (coda di rondine) del lato nord.
Sede espositiva per mostre temporanee.   


IL PALAZZO COMUNALE E PIAZZA TRENTO TRIESTE

A breve distanza dall’Arengario sorge il nuovo palazzo municipale, costruito a partire dagli anni Venti e portato a compimento nel 1932. La costruzione, che modificò i caratteri dell’antica piazza del Mercato denominata Pratum Magnum, fu progettata dall’architetto Brusconi.
Il Palazzo Comunale si affaccia sulla piazza Trento e Trieste, oggetto di recente riqualificazione (2005-2009).
L’idea progettuale si basa, infatti, sulla creazione di una nuova scena urbana costituita da quattro griglie che delimitano quattro piazze concatenate, pensate come elementi di recupero dei segni che definivano l’ampio "campo" che nel medioevo era chiamato Pratum Magnum. L’orientamento delle griglie si ispira infatti agli edifici storicamente significativi: la cortina edificata a est, di matrice medievale; il Palazzo degli studi dei primi dell’800; il Palazzo municipale dei primi del ‘900.
All'interno sono stati introdotti alcuni elementi di arredo, disegnati e realizzati appositamente, che rimandano all’attività che si svolgeva nel Pratum Magnum, cioè la lavorazione della lana, possibile grazie alla presenza di un fontanile dove le pezze venivano lavate dopo la tintura e poi stese ad asciugare in strutture lignee chiamate "chiodere".

In particolare, gli elementi caratterizzanti il progetto sono: 

 

  • i 2 portali (ispirati alle antiche "chiodere") allineati al palazzo comunale
  • le 2 rogge, ricostruite e collocate vicino ai due portali e delimitate da ringhiere di cristallo

I materiali impiegati per le pavimentazioni, che definiscono le "piazze" con differenti colorazioni, sono il granito Silvestre Duero (grigio chiaro) per i ricorsi di delimitazione e partitura geometrica, la pietra di Luserna (grigio verde azzurro con venature verdi) per le pavimentazioni interne ed i cubetti in porfido viola per le restanti parti. Gli spazi pedonali sono realizzati in mattonelle di porfido. La pavimentazione della Piazza, lungo il tracciato dell’antico fontanile, presenta una serie di formelle che riproducono una serie di marchi utilizzati dai mercanti del XV secolo monzesi.

 
SAN PIETRO MARTIRE
La visita prosegue risalendo via Carlo Alberto, arteria di chiara impronta medievale. Circa a metà della via, sulla sinistra, si apre piazza San Pietro Martire, chiusa sul fondo dall’omonima chiesa, altro gioiello dell’edilizia religiosa monzese trecentesca. La chiesa e l’adiacente convento appartenevano all’ordine dei Domenicani; la prima notizia sulla chiesa risale al 1369 ma l’edificio esisteva già nella prima metà del Trecento ed era sede dell’Inquisizione. Il complesso della chiesa si presenta articolato in tre navate separate da pilastri cilindrici alternati, in pietra ed in cotto; nella cappella absidale si trovano resti di affreschi trecenteschi di scuola lombarda. Priva di transetto, la chiesa è stato oggetto di un’attenta opera di restauro che ha consentito di riportarne alla luce le strutture originarie. La facciata ed il fianco prospiciente la piazza, sono stati oggetto di un discutibile restauro ottocentesco che ha conferito all’edificio l’aspetto neoromanico attuale. Perfettamente conservato è il bel chiostro quattrocentesco, al quale si accede dalla navata sinistra della chiesa o dal portone esterno contrassegnato dal numero civico 4.
Per informazioni: 039 326383
 
SANTA MARIA IN CARROBIOLO
Avanzando lungo via Carlo Alberto, si giunge a piazza Carrobiolo dove si trova l’omonima chiesa. Sorta probabilmente su un'area cimiteriale pagana la chiesa venne completata intorno al 1260 per ospitare l'Ordine degli Umiliati e in seguito alla soppressione dell’Ordine, nel 1571 venne affidata ai Barnabiti. Dell'originaria costruzione medioevale rimangono il campanile (intatto dal 1240) e i muri perimetrali realizzati in cotto come la vivace ed elegante serie di edifici religiosi settecenteschi affacciati sulla piazza. All’interno, la volta della navata centrale è affrescata da Andrea Porta e dai quadraturisti Giovan Battista e Gerolamo Grandi con una Gloria di S. Agata e Gloria d’Angeli (1707-1709). Alle pareti importanti dipinti di scuola lombarda: a destra L’adorazione dei Magi, del Moncalvo, una Sacra famiglia e Santi di un seguace del Morazzone, L’adorazione dei pastori del Moncalvo; a sinistra, La Madonna del Latte di Simone Peterzano. Di pregevole fattura è il portale in arenaria raffigurante San Paolo, opera del Buzzi (1731).
Orari:  feriali 7.00 - 11.45 / 16.00 - 19.15; festivi 7.00 - 12.30 / 16.00 - 19.30

MULINO COLOMBO
Imboccando la strada in discesa a fianco del cinema-teatro Villoresi, ci si dirige in via De Amicis e girando a sinistra si raggiunge il ponte settecentesco detto di S. Gerardino, nei pressi del quale sorge il Mulino Colombo. Il mulino, già attivo all’inizio del XVIII secolo, era impiegato in origine per macinare il grano, poi per la follatura della lana e infine venne utilizzato come frantoio. All’interno si conservano la macina, il torchio e altri antichi attrezzi.
Per informazioni +39.039/2304400; Visita: martedì e giovedì 9.00 - 12.00

SAN MAURIZIO
Dedicato in origine a Santa Margherita, l'edificio religioso sorge sul luogo ove era ubicato il convento di suor Virginia De Leyva, la Monaca di Monza. La chiesa fu edificata nel 1736 su progetto attribuito all’architetto lombardo Giovanni Antonio Quadrio. L’impianto classicheggiante della facciata in cotto è vivacizzato dalla presenza del portale marmoreo, nobile esempio di barocchetto lombardo. La chiesa, con impianto a navata unica suddivisa in sei campate, all’interno è riccamente decorata ad affresco. Gli autori dei dipinti delle prime tre campate sono Carlo Innocenzo Carloni e i quadraturisti Carlo Perucchetti e Giuseppe Castelli; le pitture delle rimanenti campate sono di Francesco Antonio Bonacina (1740-42).
Per informazioni: 039 326383

PONTE DEI LEONI
Ritornando in via Vittorio Emanuele e proseguendo in direzione dell’Arengario si raggiunge il Ponte dei Leoni. Costruito nel 1842 sui resti del ponte romano d’Arena (una cui arcata è tuttora visibile presso un’estremità dell’attuale ponte) in occasione dell’apertura della via Ferdinandea, ora via Vittorio Emanuele, il ponte è costituito da tre arcate con spalle in granito. Ai lati quattro leoni di marmo, opera dello scultore Tantardini.

TORRE DI VIA LAMBRO
Nei pressi del ponte dei Leoni, all’imboccatura della stretta via Lambro, sorge una torre duecentesca detta di Teodolinda. Questa porta fortificata, che si trovava sull’arteria dell’antico borgo medievale, si sviluppa su tre piani scanditi da caratteristiche finestre.

TORRE VISCONTEA
Subito dopo il ponte dei Leoni, si imbocca a sinistra la passerella dei mercati che costeggia il fiume Lambro e si riattraversa il fiume a valle seguendo poi via Spalto Piodo fino a raggiungere via Azzone Visconti e svoltati a destra si può osservare elevarsi, sulle acque del fiume, la torre viscontea. A pianta quadrata, rappresenta l’unica parte sopravvissuta dell’antico castello fatto edificare da Galeazzo Visconti, abbattuto nel 1809. Edificata nel 1325, la torre presenta ancora le feritoie del ponte levatoio.